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Futuro in Movimento: Gennaro Amato

14-02-2025 | Podcast



Al Nautic Sud prosegue il nostro viaggio tra innovazione e sostenibilità con un ospite d’eccezione Gennaro Amato, presidente dell’Associazione Afina e patron del Nautic Sud, nonché titolare del rinomato cantiere di gommoni Italia Marina, con lui, Massimo Labruna ha affrontato un tema centrale: quanto la sostenibilità possa realmente essere applicata alla nautica e quali siano le sfide da superare.

L’urgenza di una nautica più green

Secondo Amato, rendere la nautica più sostenibile non è solo una necessità ambientale, ma un dovere nei confronti di chi vive il mare e delle risorse che ci offre. Pesci, molluschi e crostacei dipendono dalla salute delle acque, e tutelarle significa garantire un’alimentazione più sicura per tutti. Eppure, nonostante se ne parli molto, si fa ancora troppo poco per cambiare davvero le cose. Nel settore dell’automotive la transizione all’elettrico è già una sfida per via delle infrastrutture inadeguate e dei lunghi tempi di ricarica, lo stesso problema si amplifica nella nautica, dove i marina non sono attrezzati con colonnine di ricarica adeguate e dove le barche, a differenza delle auto, hanno esigenze energetiche molto diverse. La vita di oggi corre veloce e il tempo è un fattore chiave: se i tempi di ricarica restano troppo lunghi, la diffusione della propulsione elettrica resterà un miraggio.

Dal traffico marittimo alle piccole imbarcazioni

Il vero nodo, secondo Amato, sta nel fatto che si parla molto di barche da diporto, ma si ignora il traffico commerciale e passeggeri che solca quotidianamente il Mediterraneo, le grandi navi, dai traghetti agli aliscafi, sono ancora alimentate con combustibili altamente inquinanti, mentre si discute della creazione di una zona a emissioni controllate per il Mediterraneo, la transizione dovrebbe partire proprio da queste realtà più impattanti e solo successivamente estendersi alle piccole imbarcazioni. Trovare soluzioni non è impossibile: Amato ricorda esperimenti già visti negli anni ‘90, come l’uso di pannelli solari per alimentare i sistemi di bordo, oggi potremmo integrare queste tecnologie con batterie più efficienti, rendendo le piccole imbarcazioni meno dipendenti dai combustibili fossili. Tuttavia, senza un piano chiaro e investimenti nelle infrastrutture, qualsiasi innovazione rischia di restare una sperimentazione isolata.

Sostenibilità e lavoro: un nuovo equilibrio

La sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e il lavoro. Amato lancia una riflessione provocatoria: nell’era dell’intelligenza artificiale, stiamo perdendo di vista l’importanza dell’artigianato e della manodopera umana, rendere la nautica più sostenibile non significa solo cambiare i motori delle barche, ma anche ripensare i processi produttivi, investendo in mestieri che oggi rischiano di scomparire. La direzione, secondo lui, dovrebbe seguire l’esempio dei treni, passati dal carbone all’elettrico, prima di spingere i diportisti a cambiare, bisognerebbe imporre ai grandi operatori commerciali un passaggio graduale a tecnologie meno impattanti, ridurre l’inquinamento marino migliorerebbe la qualità della vita di tutti, non solo per la salute, ma anche per l’economia, creando nuove opportunità di lavoro e innovazione.

Verso un futuro più responsabile

Guardare al futuro significa fare scelte coraggiose, la sostenibilità non può essere solo uno slogan, ma un impegno concreto, se vogliamo un mare più pulito e un’industria più responsabile, bisogna partire dalle grandi flotte per poi arrivare alle piccole imbarcazioni.
Il cambiamento è necessario, ma per realizzarlo servono politiche chiare e investimenti mirati.
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